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Mens sana in corpore sano. I benefici dell'attività fisica sulla mente

16 Nov

Questo articolo è dedicato ai sedentari, agli sportivi, agli stressati, agli ansiosi, agli amanti del benessere e ai curiosi. Un viaggio attraverso le nostre aree cerebrali per capire come e quanto il fitness sia in grado di influenzare la nostra vita, al di là di una forma fisica perfetta.

Siamo sicuri che, dopo la lettura di questo testo, molti di voi vedranno il fitness con uno sguardo diverso e coglieranno qualche occasione in più per fare una passeggiata o per affrontare con più grinta una seduta in palestra.

Giovenale lo sosteneva già nel I secolo d.C. che l’attività fisica è complice di una mente fresca ed elastica e, da alcuni anni, questa materia non viene più affrontata solo da fisiologi, medici dello sport e cardiologi, bensì anche da neurobiologi con interessi di tipo clinico.

Diversi studi dimostrano che l’attività fisica, soprattutto di tipo aerobico (camminate, corse, vari tipi di sport) ha un’azione protettiva del cervello e del tessuto nervoso in genere: oltre alla già nota azione antinvecchiamento, incrementa le abilità cognitive, attenua i deficit motori, si mostra capace di stimolare la produzione di nuove cellule nervose e addirittura migliora i deficit neurologici che si manifestano in malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer e la sclerosi multipla.

Una regolare attività fisica protegge anche la memoria: lo dimostrano alcune prove sperimentali condotte dall’Università del Wisconsis che hanno analizzato gli effetti positivi del fitness sull’ippocampo, la principale struttura cerebrale di lavorazione dei ricordi.

Alcuni buoni motivi per fare attività fisica

La decisione di mettere in movimento i grossi muscoli del corpo (per esempio tramite nuoto o corsa) comporta l’attivazione dei vari centri cerebrali, tra cui innanzitutto le aree dove si realizza la decisione e si concepisce il piano di attività, dove si prefigurano traiettorie, obiettivi e dove sono depositati i programmi di attivazione di specifici gruppi muscolari. Il coinvolgimento di alcune aree profonde come i gangli della base, il cervelletto, il setto, il mesencefalo e la liberazione di importanti neurotrasmettitori, come acetilcolina e serotonina, sono in parte responsabili del nostro umore, sonno e appetito.

L’attività fisica incrementa la disponibilità di serotonina cerebrale: è quanto reso noto dagli studi decennali di Barry Jacobs e Casimir Fornal dell’Università di Princeton negli Usa, i quali hanno osservato come i neuroni produttori di serotonina aumentino di molte volte la loro attività quando nuotiamo o corriamo.

Di fondamentale importanza anche l’azione di due sostanze neuroattive, IGF-1 e anandamide che, tramite la circolazione sanguigna, vengono liberate dai muscoli in attività per poi tornare al cervello. Lo studioso E. Carro, del laboratorio di neuroendocrinologia dell’istituto Cajal di Madrid, ha dimostrato che il cervello, durante l’esercizio fisico, aumenta l’assorbimento di IGF-1: dalle sue ricerche emerge infatti come i livelli circolanti di questo ormone nel sangue rimangano inalterati perché il sovrappiù viene assorbito dai muscoli e dal cervello. Possiamo renderci contro dell’importanza dell’ IGF-1 se pensiamo che esso stimola la sintesi di BDNF con effetti protettivi anche verso la demenza senile.

L’anandamide, è un termine derivante dal sanscrito ananda (felicità interiore): è stata così battezzata perché si lega al recettore celebrale CB1 e ricalca a grandi linee l’azione del THC (principio attivo della marjuana), riferendosi appunto alla capacità di evocare sensazioni piacevoli. Un test su un gruppo di volontari, allenati alla corsa a piedi e in bici, ha rilevato la crescita di questa sostanza nel sangue dopo alcuni giorni di attività. Più recentemente si è visto che il sistema endocannabinoide si attiva anche dopo tre quarti d’ora di camminata a passo veloce. Un’altra buona notizia è che l’anandamide, a differenza delle endorfine, è una sostanza grassa, e può quindi facilmente passare dal sangue periferico al cervello attraverso la barriera emato-encefalica. Sembrerebbe quindi che una bella passeggiata possa contribuire efficacemente a rimetterci di buon umore!

Cos'hanno in comune l'esercizio fisico e gli psicofarmaci?

Gli effetti cerebrali dell’esercizio fisico sono del tutto simili a quelli prodotti dai più moderni farmaci antidepressivi e ansiolitici. L’insieme di questi effetti positivi trova una spiegazione nell’aumento della disponibilità cerebrale, indotta dall’attività fisica, di un importante neurone di crescita nervoso, il BDNF (fattore nervoso di derivazione cerebrale).

Questa sostanza è al centro della ricerca per le sue importanti possibili applicazioni nella terapia dei danni neurologici da eventi acuti (ictus) o degenerativi. Il BDNF aumenta la capacità di sopravvivenza dei neuroni e promuove la crescita dei prolungamenti cellulari (assoni e dendriti).

“Mens sana in corpore sano” è una delle citazioni preferite dagli esperti di Cocoon: al di là del lavoro per ottenere un corpo tonico e scattante, è importante pensare all’attività fisica come ad un programma da seguire costantemente per aiutare il nostro benessere psico-fisico nel suo complesso, soprattutto in una società come quella odierna, in cui perdita della memoria, disturbi dell’umore, ansia e depressione minacciano quotidianamente milioni di persone.

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